26 aprile 2009

L’ora di religione

Il papa al meeting degli insegnanti di religione ha difeso la figura di questi docenti, indicandoli come “esempio di quello spirito positivo di laicità”, ed prendendo come indice del consenso pubblico “l’altissimo numero di coloro che scelgono di avvalersi di questa disciplina”.

Senza troppe pretese di universalità esprimerò la mia esperienza in merito, che tuttavia credo possa non essere tanto di nicchia quanto statistiche e messaggi mediatici possono far sembrare.

Mi considero ateo da così tanto tempo che non ho ricordi di quando ne ho raggiunto la consapevolezza, ho il fondato sospetto di non credere più nella presenza di un divinità più o meno da quando ho smesso di contare sull’esistenza di Babbo Natale e di Santa Lucia.
Non sono mai andato a messa, se non quando richiesto da qualche occasione particolare, ciononostante sono stato costretto dai miei genitori (tipici cattolici che frequentano la chiesa a natale e ai funerali) a seguire i corsi di catechismo fino alla cresima nonostante le mie ripetute proteste.
Ultimamente sono riuscito a far capire ai parenti che la mia partecipazione ad una qualsivoglia funzione religiosa sarebbe solo ipocrisia e non ha senso insistere troppo, se proprio dovessi presenziare lo farei in disparte senza seguire la liturgia prevista. Ma non sono sicuro che abbiano capito il concetto, credo piuttosto che alcuni con una ridotta apertura mentale prendano il tutto come una sorta di ribellione giovanile, ed un po’ mi spiace. Per loro.
Da tempo sto valutando le pratiche per esser sbattezzato, sempre per una questione di coerenza, ma le reazioni dei miei genitori ad una simile ipotesi mi hanno fatto decidere di posticipare il tutto a quando sarò totalmente indipendente.

Tornando alla questione dell’ora di religione al tempo sono stato costretto a seguirla dai miei genitori, non so se per il timore che venissi additato come quello che non segue l’ora di religione, oppure per non farmi sembrare quello che cerca la prima scusa per fare un’ora di lezione in meno.
Per quel che mi riguarda, a parte qualche settimana di discussioni ogni anno all’atto dell’iscrizione, mi sono sempre adattato ad una svogliata partecipazione facendomi sottobanco i fatti miei, e di certo non ero l’unico in classe.

Quindi un po’ mi da fastidio quando certa gente usa numeri senza alcuna rilevanza statistica per giustificare i propri privilegi. Non tutti i ragazzi che seguono le lezioni di religione lo fanno perchè sono interessati, così come non tutti i battezzati che vengono contati come cittadini cattolici nelle statistiche demografiche sono effettivamente dei cattolici.

Senza considerare il fatto che se dipendesse da me al posto dell’ora di religione ci metterei obbligatoria un’ora di educazione civica e di insegnamenti sul rispetto ambientale. Questo lo considererei un esempio di laicità.

20 gennaio 2008

Qual’è la religione giusta per te?

Tra i vari quiz presenti online ne ho trovato uno che ha lo scopo di valutare quale sia la religlione che più si adatta in base alle idee personali. Trovo i risultati abbastanza credibili, a parte quel Satanismo che non so come si possa modellizzare e come sia saltato fuori.

You scored as a Ateismo
Il tuo risultato è Ateismo. Sei… ateo, anche se forse lo sapevi già. Inoltre, probabilmente ci sono molte persone che pregano per la tua anima quotidianamente. Piuttosto che essere “non religiosi”, gli atesi credono fortemente nella non esistenza di un’entità superiore come Dio.

Ateismo 100%
Satanismo 80%
Agnosticismo 75%
Buddismo 70%
Paganesimo 65%
Confucianesimo 35%
Paranormale 35%
Induismo 30%
Islam 25%
Cristianesimo 20%
Ebraismo 10%

Se anche voi volete cimentarvi questo è il quiz.

19 gennaio 2008

Pignolerie su censura e argomenti correlati

Non vorrei sembrare un po’ troppo pignolo, tuttavia sento la necessità di dar il mio contributo affinchè non vengano utilizzati termini errati nell’uso quotidiano della lingua italiana.

Sul dizionario De Mauro Paravia il termine censura è così definito:

“controllo esercitato da un’autorità civile o religiosa su pubblicazioni, spettacoli, mezzi di informazione, per adeguarli ai principi della legge, di una religione o di una dottrina morale: c. repressiva | l’ufficio dei funzionari che provvedono a tale controllo”

In questi giorni il termine censura è stato associato ad un ometto buffo che gira in strambi e costosi abiti con un numeroso seguito. Costui recentemente con molta nonchalanche si esibisce in dotte dissertazioni su vari temi, non disdegnandosi di ricordare a quanti, politici e non, siano seguaci della fede che rappresenta, che sarebbe il caso di agire in modo che le sue idee divengano legge. Questa persona tra l’altro per i fedeli che rappresenta, che a parole sono la maggioranza in questo paese, dovrebbe essere dogmaticamente infallibile quando parla di questioni riguardanti la morale e la religione.

Questa sua infallibilità di certo non la lesina pur di salvarci dal nostro relativismo. E così negli ultimi tempi si è dato da fare per impedire la ricerca sulle cellule staminali, per impedire la creazione di forme di tutela per quelle persone che intendono stare assieme in forme diverse dal classico matrimonio, per combattere tesi scientifiche come l’evoluzionismo e propagandare il creazionismo, per cercar di far affossare la legge sull’aborto frutto delle lotte femministe dei decenni passati, e così via. Periodicamente inoltre ci ha donato il suo parere su questioni come il processo a Galileo e la religione islamica, ma da uomo acculturato com’è l’ha fatto citando altri pensatori, sia mai che gli si possa attribuir direttamente una frase che ha suscitato un vespaio, in fin dei conti è molto più comodo così.

Il suddetto ometto buffo è stato invitato dal Rettore dell’Università la Sapienza di Roma all’inaugurazione dell’anno accademico, dove avrebbe dovuto tenere una lectio magistralis, tuttavia alcuni docenti dell’università non hanno apprezzato l’idea e hanno scritto una lettera al signor Renato Guarini. Si sono svolte conseguentemente delle proteste da parte degli studenti dell’ateneo, e l’oggetto del contendere ha colto l’occasione per martirizzarsi e rinunciare spontaneamente alla sua lectio per motivi d’immagine. Dopo un paio di giorni circolava già il testo di quello che sarebbe stato il suo intervento, peccato che nessuno abbia sollevato il dubbio su quando sia stato effettivamente scritto, se prima e o dopo la manifestazione. Il giorno dell’inaugurazione un po’ tutti hanno comunque manifestato, i ciellini in aula sopportavano stoicamente in silenzio ed imbavagliati i giusti dolori inferti dal loro cilicio, i rappresentanti di azione giovani facevano cagnara nel cortile, gli altri son stati lasciati fuori.

Questa almeno è l’idea che mi sono fatto degli avvenimenti, cercando a fatica di far ordine nei fiumi di parole sprecati dal giornalismo di bassa lega che impera sui media italiani.

La mia prima considerazione è che il termine censura è stato usato a caso, visto che nessuno ha impedito al Papa di partecipare all’evento, se per motivi d’immagine preferisce evitare la contestazione o meglio ancora far la figura del martire che non può parlare sono fatti suoi. I docenti che hanno scritto quella lettera avevano il suo stesso diritto di esprimere la loro opinione, e quanti hanno manifestato ne avevano diritto quanto le persone che hanno partecipato al family day, per dirne una. Ma la censura è proprio un’altra cosa.

La seconda è che per quanto nei principi avessero ragione quanti hanno espresso il loro disagio in vista della visita papale, nella pratica tutto questo è stato abilmente plasmato dai grandi mezzi d’informazione ed è tornato indietro come un discreto danno d’immagine per il movimento laico. Guardando da un’altra prospettiva Ratzinger e la sua cricca si sono dimostrati estremamente abili nello sfruttare la situazione a loro vantaggio.

Infine ho l’impressione che la società italiana, pur avendo perso gran parte dell’osservanza religiosa, e in generale della sua religiosità, si sia dimostrata ancora abbastanza legata alla sua tradizione religiosa. Mi par di vedere una gran massa di persone bigotte per abitudine o per principio, salvo poi comportarsi secondo ben basse morali in privato. L’atteggiamento dei media poi mi è sembrato alquanto fazioso e provinciale.

A volte vorrei vivere in uno stato diverso, ed uno dei motivi è l’eccessivo peso che viene dato alla religione e alla chiesa in Italia. Alla faccia della modernità e del terzo millennio.

Twitter status:
sono a Brescia da mezza giornata e già vorrei scappare.. 2 days ago

Switch to our mobile site