25

apr

2008

Alitalia, chi salirà a bordo?


Gli ultimi sviluppi dell’infinita discussione riguardante la nostra compagnia aerea di bandiera vedono i sindacati e Silvio Berlusconi rimpallarsi le responsabilità della fuga di Air France dalla trattativa. Per una volta hanno ragione e torto contemporaneamente entrambi, infatti la colpa è da suddividere equamente su entrambi i fronti. I primi. seppur motivati forse dal nobile intento di preservare il posto di lavoro dei dipendenti Alitalia, hanno miopemente costretto Spinetta ad estenuanti trattative. Il secondo invece ha voluto sfruttare la cessione di Alitalia a livello politico come arma per guadagnare consenso blaterando in campagna elettorale su un’improbabile difesa dell’italianità, del turismo e dei lavoratori.

Una cosa voglio precisarla subito: mi sembra un’emerita cretinata l’affermare che una cessione di Alitalia ad un vettore estero possa pregiudicare il flusso di turisti in ingresso nel nostro paese. Se questo fosse vero, e cioè se gran parte dei turisti giungessero in italia con la nostra compagnia di bandiera, vista anche la gran mole di persone attratte da un paese come il nostro, non credo che l’azienda sarebbe così in crisi. Dando uno sguardo alle statistiche del turismo (queste le prime che ho trovato online) e ai report di Alitalia sul suo traffico (reperibili qui) appare evidente che vi sia almeno un ordine di grandezza tra il numero di turisti stranieri che giungono in Italia ed il numero di passeggeri sui voli della compagnia in questione.

Aver fatto scappare l’unico compratore interessato e con una prospettiva concreta per il futuro è stato un grosso danno per la società, ma anche per il nostro paese. La ridotto liquidità rimanente ad Alitalia ci ha costretti a proporre un prestito ponte di 300 milioni di euro, che probabilmente non verrà approvato dalla Comunità Europea e che potrebbe portarci a subire sanzioni in ambito comunitario. Da notare anche che nel caso in cui non spuntasse un compratore prima che il debito venga ripagato e la compagnia aerea fallisse non credo che lo stato italiano riuscirà mai a recuperare l’ingente prestito.

Sembra strano inoltre vedere il prossimo premier italiano che, dopo aver tifato per l’italianità di Alitalia, offre la compagnia alla russa Aeroflot. La russa tra l’altro è di fatto controllata al 51% dallo stato, e l’unico motivo per cui ha mostrato un timido interesse per il nostro vettore è un “invito” da parte di Putin, notoriamente amico di Berlusconi. Obiettivamente non so quali piani industriali possa avere un’azienda costretta ad un’acquisizione dal proprio governo, e non credo nemmeno che i dipendenti preferirebbero la soluzione russa a quella franco-olandese.

Ancor più improbabile pare la cordata italiana, i cui principali esponenti sembrerebbero essere Tronchetti Provera, noto per come ha malgestito Telecom tra spionaggio industriale e la svendita degli immobili ad un’altra sua società, e Salvatore Ligresti, già invischiato a suo tempo in tangentopoli e detentore di una discreta quota di RCS (quindi valuterei bene l’obiettività di qualsiasi articolo su di lui presente sul corriere o su altre pubblicazioni del gruppo). Inutile dire che dietro all’esibizione di orgoglio patriottico e di filantropia di questi squali della finanza non può non esserci qualche interesse recondito o qualche accordo sottobanco, visto che nessuno fa qualcosa in cambio di nulla, men che meno simili personaggi.

Fonti:
Sole24ore 1,2

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