Apprendo da Mantellini di un’inchiesta di un giornalista di Liberazione, Davide Varì, riportata sul sito di Repubblica.
L’oggetto di questa inchiesta è un gruppo di persone, formato prevalentemente da religiosi e psicologi di orientamento ultracattolico, che offre ai gay che ne sentono il bisogno una cura per l’omosessualità. Il percorso specifico attraversato dal giornalista ha visto nell’ordine un incontro iniziale con un prete e con un docente di psicologia dell’università gregoriana, tale Tonino Cantelmi. Seguono un test di 600 domande ed il vero e proprio periodo di terapia psicologica, durato sei mesi.
Tralasciando il fatto che un’ipotetica terapia di rieducazione sessuale tenuta da preti e psicologi cattolici me l’immagino abbastanza grottesca.
Tralasciando i rischi. Un eccesso di rieducazione non avrebbe comportato il rischio di farlo tornar etero, ma pedofilo? O padre di famiglia col vizietto del trans?
Tralasciando pure che non credo che una persona civile in uno stato civile dovrebbe considerare l’omosessualità come una malattia.
Considerando che questo Tonino Cantelmi pare che si sia occupato della cura della dipendenza da internet, sempre dal suo punto di vista di luminare ultracattolico. Non posso non pensare al mio amico Manu che in un suo periodo negativo (il sintomo maggiore era l’internet addiction) sia stato “aiutato” da un gruppo di frati di Assisi. Ora anche lui è un frate.
Saranno coincidenze, o forse sono loro a cercar di plasmare le persone in conformità ai precetti ed ai bisogni della loro religione.
Ci son momenti in cui esser ateo è decisamente un sollievo.
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