Ci sono dei momenti in cui capisco in effetti di essere cattivo, e che in fin dei conti è anche giusto così.
Specialmente quando sto percorrendo la tangenziale Sud con un traffico medio, e un motociclista arriva a velocità molto sostenuta dietro di me (quando dico sostenuta intendo molto maggiore della mia che già era ampiamente oltre il limite). Il centauro infastidito dal tempo che impiego a trovare un pertugio sulla corsia alla mia destra per farlo passare sceglie di non restare inattivo, iniziando a zigzagare fintando alternativamente il sorpasso a cavallo del guardrail o tra le due colonne di macchine. Dopo quattro o cinque secondi finalmente riesco a spostarmi sulla corsia di destra e farlo passare. Per poi vederlo continuare a velocità folle, sballottando il suo passeggero nella successiva evoluzione che gli permette di oltrepassare la macchina che si trova davanti a me dal lato teoricamente sbagliato. E qualcosa di cattivo gliel’ho augurato, anche se non scendo nei particolari.
Quando vedo queste cose capisco che i numerosi incidenti fatali che riguardano i motociclisti in fin dei conti non si possono definire tutti tragedie, in molti casi sarebbe più corretto parlare di selezione naturale. In fin dei conti di coglioni in giro per il mondo ce ne sono già fin troppi.

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